Colloquio di lavoro: le domande che non vorresti sentire

Qualche articolo fa ho parlato di alcuni trucchi per poter trovare lavoro, oggi invece voglio parlare della fase immediatamente successiva all’invio del curriculum: il colloquio.

In questo articolo ho raccolto 4 domande che non vorremmo mai sentirci fare ai colloqui di lavoro e che sicuramente non sono il segnale di un buon inizio.

Vediamole insieme:

  1. Di che segno zodiacale sei?
  2. Che lavoro fanno i tuoi genitori?
  3. Hai molte conoscenze nella città in cui vivi?
  4. Saresti disposto ad aprire Partita Iva?

Premettendo che queste sono tutte domande che io personalmente mi sono sentita fare ad almeno un colloquio, oggi vorrei parlarne anche con voi perché credo che possano essere il segnale di un ambiente di lavoro non propriamente serio.

Attenzione! Ricordiamoci che in sede di colloquio anche noi stiamo valutando se l’azienda che abbiamo di fronte possa essere adatta alle nostre esigenze, oppure no.

Di che segno zodiacale sei?

Questa è una delle domande che mi sono sentita fare più di frequente ai colloqui di lavoro. Molto probabilmente sono stata anche sfortunata, ma se mi è successo più di una volta significa che questa ‘patologia’ dilaga più di quanto crediamo!

Perché ritengo che una domanda simile non sia assolutamente giustificabile a un colloquio? Perché credo sia surreale basare l’opinione che si ha di una persona sulle caratteristiche del suo segno zodiacale.

Anche io ogni tanto mi leggo l’oroscopo della settimana — cosa che cerco di non fare spesso perché credo possa influenzarmi in un qualche modo — ma non sono una di quelle persone che crede nella validità dell’astrologia. La nostra personalità e il nostro modo di affrontare la vita sono fortemente influenzati dalle esperienze passate e dal contesto nel quale siamo vissuti: due persone, entrambe segno zodiacale Leone, se hanno vissuto in contesti di vita differenti, avranno comunque personalità diverse. Vi è mai capitato di andare a leggere le caratteristiche di un segno zodiacale che non fosse il vostro? Sono sicura che in qualche modo vi sarete sentiti affini anche a quelle descrizioni!

In ogni caso non starei tanto a dibattere sulla validità o meno dell’oroscopo, quanto sull’importanza di non utilizzare quest’ultimo come discriminante: un’azienda che inserisce tra i quesiti del colloquio una simile domanda non può essere considerata un’azienda seria.

Che lavoro fanno i tuoi genitori?

Anche questa è una domanda che mi è stata rivolta in diverse occasioni in sede di colloquio.

Parlandone anche sui social, giustamente qualcuno mi ha risposto che un quesito del genere può essere fatto per scongiurare eventuali conflitti di interesse. Sicuramente è un’opzione plausibile, tuttavia credo che un simile dubbio potrebbe essere risolto in altro modo: ad esempio chiedendo esplicitamente se c’è qualche membro famigliare che lavora in contesti analoghi al fine di evitare conflitti di interesse.

Insomma, esclusa l’ipotesi sopra citata, anche in questo caso non vedo il reale motivo per cui porre tale domanda durante un colloquio di lavoro: sappiamo benissimo che dal contesto lavorativo si può dedurre anche lo stile di vita di una famiglia, di conseguenza una domanda come questa potrebbe essere motivo di discriminazione.

Addirittura una volta mi è stato chiesto se avessi fratelli o sorelle e che lavoro facessero; insomma ci mancava solo che mi venisse chiesta l’occupazione lavorativa di tutto l’albero genealogico!

Hai molte conoscenze nella città in cui vivi?

Fortunatamente sono stati davvero rari i colloqui di lavoro in cui mi è stata posta questa domanda.

Siamo tutti d’accordo nel dire che il lavoro è fatto di relazioni, e se un dipendente per un qualche motivo riesce a contribuire alla crescita della propria azienda anche grazie alle proprie conoscenze avrà sicuramente fatto qualcosa di buono e lecito.

Tuttavia una domanda come questa in sede di colloquio non è plausibile: premettendo che ogni contesto lavorativo è differente e sicuramente in certi lavori è importante avere una propensione alla creazione di relazioni, tuttavia c’è una bella differenza tra la propensione alle relazioni e il coinvolgimento delle nostre relazioni personali nel contesto lavorativo nel quale ci inseriremo. Per non parlare del fatto che una persona potrebbe essersi appena trasferita in una determinata località: sulla base di questa domanda verrebbe considerata ‘meno preziosa’ rispetto a una risorsa che vive in quella città da sempre. Anche questo sarebbe quindi discriminatorio.

Per non parlare del fatto che porre una simile domanda in sede di colloquio farà pensare che l’azienda è talmente agli sgoccioli da avere bisogno del supporto delle conoscenze del candidato per poter andare avanti: questa per l’azienda non è sicuramente una bella presentazione.

Saresti disposto ad aprire Partita Iva?

In realtà quest’ultima domanda è piuttosto comune e anche del tutto normale: potrebbe aiutare l’azienda che ti sta esaminando a capire che tipo di obiettivi di carriera potresti volere.

Per quanto mi riguarda, non solo mi è stata rivolta questa domanda, ma successivamente ho anche effettivamente aperto la Partita Iva: voglio quindi raccontarvi la mia personale esperienza e il perché ho inserito anche questa tra le domande che non vorremmo mai sentirci fare a un colloquio di lavoro.

Durante un colloquio mi era stato chiesto se fossi disposta ad aprire Partita Iva, anzi per l’esattezza mi era stato detto che avrebbero assunto principalmente chi successivamente l’avrebbe fatto.

Considerando il settore lavorativo nel quale volevo inserirmi, ho sempre pensato che prima o poi mi sarei aperta una Partita Iva: ho quindi dato la mia disponibilità. Mi ero convinta anche grazie alle parole degli esaminatori: “Avere una Partita Iva ti permetterà di poter lavorare per diverse realtà contemporaneamente e questo contribuirà a farti essere più creativa e a darti stimoli.” Era la soluzione perfetta per poter fare tante esperienze diverse già nei primi anni di lavoro.

Tuttavia le ‘avventure con la Partita Iva’ andarono poi diversamente. Non so se sia una caratteristica unicamente del nostro Paese, ma qui in Italia chi ha la Partita Iva viene visto come fosse una ‘preda succulenta’: si lavora per le aziende come se si fosse loro dipendenti, ma pagando da soli tutto le tasse e le spese per mantenere la Partita Iva aperta.

Insomma: vieni trattato come un dipendente, ma senza tutte le agevolazioni che un dipendente dovrebbe avere. Oltre al danno, la beffa.

Quindi se al colloquio di lavoro ti fanno una simile domanda dovrai spaventarti?

Assolutamente no, la mia è solo una delle mille voci che abitano questo Universo! Inoltre la Partita Iva ha effettivi vantaggi in certi ambiti lavorativi. Tuttavia sappiate che la realtà della Partita Iva, soprattutto se si è giovani e agli inizi, è ben diversa da come dovrebbe essere e da come viene raccontata!

In questo articolo ho voluto raccogliere ancora una volta delle esperienze personali per condividere alcuni lati del mondo del lavoro non sempre belli e soddisfacenti. Questa è solo la mia esperienza, tuttavia mi ha aiutato a capire un po’ meglio le aziende che avevo davanti ai colloqui lavorativi e mi ha aiutato a scegliere i posti giusti: posso affermare, infatti, che tutte le volte in cui mi sono trovata a confronto con aziende serie e ben strutturate non mi è mai stato fatto un colloquio che includesse simili quesiti.

E voi cosa ne pensate? Avete mai ricevuto delle domande assurde a un colloquio di lavoro? E come avete reagito?

Pubblicato da Ilaria Nardinocchi

Sono una ragazza creativa e determinata e amo mettermi in gioco per dare vita a differenti progetti personali. I miei interessi sono vari, ma sono tutti accomunati dall'intenzione di voler comunicare e condividere pensieri ed esperienze, e hanno l'obiettivo di far capire l'importanza della condivisione.

2 pensieri riguardo “Colloquio di lavoro: le domande che non vorresti sentire

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